Alessandro Minuziano


FIGLIO DEL SUO TEMPO

Forse si perde nell'anno 1450... il giorno della sua nascita.
San Severo era sua culla fisica, culturale e spirituale. Tutti i nostri avi avranno pronunciato con un fiero crescendo di rispetto, stima, orgoglio e amore il nome di chi diveniva noto come poeta, filologo, storico, professore di eloquenza e di discipline umanistiche e grande come editore e tipografo

Egli portava indelebili e prorompenti nel suo essere... i tremiti e quindi, le ansie naturali e sociali da cui nascevano le istanze salienti della grande rivoluzione culturale, quella che caratterizza i secoli XV e XVI. Lo spirito permeava l'indole paesana di un afflato universale perché l'uomo fosse abitante e fulcro organico della Terra creata; la cronaca s'inverava nella storia della laica rinascita di grandi città come Firenze, Venezia, Milano, Roma e Napoli; l'analisi delle cose lasciava sorgere autonome conquiste nei poliedrici pilastri del sapere; un brivido fraterno ridava vita ai vecchi Autori del Mondo Latino perché fossero antenati presenti e solerti di buoni consigli nel palpito nuovo dell'individuo. Questa creatura era libera dagli schemi tradizionali del pensiero medioevale, tetragona agli ultimi impulsi della superstizione, capace di osare un colloquio reale con la Natura... il Creatore... il contemporaneo pensiero francese e la precedente cultura greco-latina per realizzare, attraverso la sperimentazione, una fattiva e continua promozione del progresso personale al servizio della propria comunità.

L'esperienza stessa insegna che ogni conquista germina e si genera dopo essere stata macerata nei meandri del cuore, solo motore e vera forza esplosiva del fisico che cade a pezzi. Infatti in frantumi era l'antica Roma che viveva la sua voce migliore nella compagine linguistica, giuridica e morale della nuova generazione; vuoti organismi venivano ad essere Papato e Impero nell'accento secolare di supremazia che li aveva fatti credere Sole e Luna delle nostre contrade; opachi restavano, in ultima analisi, le Signorie e i Principati perché mentre strutturavano la sfera politico-amministrativa secondo una loro veste... erano lentamente minati dalle stesse milizie assoldate e dalla stessa configurazione esistenziale. In questo clima tornava a vibrare negli animi italici il culto della Dea Cultura. Ella pacificava le menti, spingeva a ricercare manoscritti autentici, portava a percorrere i sentieri del mondo classico per la continuità delle origini, scopriva altre terre, metteva a fuoco i ritrovati di grandiose tecniche perché il sapere circolasse portando la linfa della Libertà. Le antiche cose divenivano, nel libro dei secoli, i caratteri primi della coscienza moderna, mentre l'Italia, politicamente in declino, si svegliava e si vivificavi al richiamo della Nuova Età.

Un terremoto, quello del 30 luglio 1627, lascia tutti noi avidi di notizie essenziali su Alessandro Minuziano, un altro terremoto, quello della potenziale sperimentazione nel suo funzionale divenire scienza, farà scoprire in qualche sperduta biblioteca il qualcosa che sazierà la fame dello spirito e del particolare riunendo in un comprensivo mosaico i tempi dell'Uomo che fa da sostrato per il cammino storico della Nazione e della nostra stessa San Severo.

Lo vediamo giovane, intraprendente, innamorato dell'eloquente scrivere latino, desideroso di segnare attraverso una tecnica propria, l'affermarsi della funzione sociale della letteratura. Infatti nascono e si divulgano i libri perchè l'élite del momento, i discepoli spronati a progredire nello studio della lezione antica e i molti dei secoli a venire... possano crescere nella conoscenza reale attraverso il pane della mente, lievitato per quanto fatto nel presente attraverso le precedenti aspirazioni.
In Europa esistono e si estendono le Monarchie Nazionali, qui da noi... i centri urbani, dopo aver assimilato la voce del Volgare Illustre per una lingua comune, si danno al commercio su larga scala ed operano la disamina del proprio habitat non solo per curvarsi penitenti su se stessi, ma per entrare nello spirito che unifica la tradizione nel fiore di altre conquiste.

Come la Pittura con Giotto supera il rozzo mondo bizantino e goticheggiante rinnovandosi e inverandosi nel nuovo sentire attraverso il romanico come l'architettura quattrocentesca, per merito di Filippo Brunelleschi e di Leon Battista Alberti, si serve di quella gotica ma subentra ad essa perché chiarisce gli elementi intricati e confusi, privi di unità e organicità del vecchio stile... nel bisogno di creare una misura edile il cui ordine ritmico incornicia finestre e pilastri e inquadra le porte usando capitelli e frontoni per articolare e delineare lo spazio secondo le esigenze edificatorie della classicheggiante urbanistica civile - così, nell'ultimo 500, la stampa milanese si libera degli annosi e poco agevoli caratteri gotici per proporre, per mano di Alessandro Minuziano... libri di buona carta, dalla Tipologia chiara, riproduzione fedele delle Opere di Cicerone.

Nel corpo rivoluzionario, umanistico-rinascimentale, Egli è l'uomo che volge lo sguardo sudato e desioso di passi reali, facendo tesoro della lingua latina, purificata filologicamente, storicamente e criticamente, secondo la convinzione metodologica del grande Lorenzo Valla.
L'uomo razionale si sente finalmente l'eroe che interpreta il creato senza ferire il suo ordine per essere la prima e dominante misura delle cose circostanti.

Clara Signorelli
(dall’Annuario dell’ITIS ottobre 1987)

La vita e la sua attività di stampatore

Alessandro MinuzianoAlessandro Minuziano nacque intorno al 1450 a San Severo (FG); ancor giovane andò a Venezia e poi a Milano dove fu anche precettore dei figli di Bartolomeo Calco. Attraverso il suo epistolario privato, scritto tra il 1518 e il 1521, è possibile penetrare nella sua vita e nel suo carattere: vi possiamo cogliere il dolore per la morte della prima moglie, l’affetto verso i figli e la sua grande unità connessa alla dedizione per le lettere che fu sempre disinteressata, tant’è che il figlio Vincenzo, continuatore dell’attività paterna, ne ereditò una certa ristrettezza finanziaria.
Molte fasi della sua giovinezza rimangono oscure: da Milano un esile filo a ritroso ci conduce a Venezia, dove fu meritevole alunno del Merula e di qui, nell’Italia Meridionale “a cui non può essere ingrato per istinto naturale e per esempio del padre che fu spinto fuori di casa per le spedizioni popolari e mandato in esilio”, (lettera XXVII). Da San Severo, forse, partì nel 1462, anno della battaglia di Troia, per passare, pare, a Venezia e Milano con tappa intermedia a Fermo (lettera V).

Il Minuziano svolse la sua attività di stampatore e di professore di lettere a Milano, città che, grazie alla sua posizione geografica, poté mantenere attivo il commercio di libri, nonché vivi i rapporti culturali con le altre città del Nord Italia e d’oltralpe.

Nella città lombarda dal 1471 al 1500 operavano almeno 30 tipografie, producendo circa un migliaio di opere e tra gli stampatori milanesi quali Zaroto, Lavagna, Waldarfer e Pachel, un posto a parte merita il Minuziano.

A quel tempo l’attività di stampatore era tenuta in grande onore e non era disdicevole esercitarla, anche se il Minuziano fu attaccato da degli invidiosi per le sue cariche troppo importanti.

Rimane ancora problematica individuare l’inizio della sua opera che per il Guillon deve porsi nel 1469 con un’edizione dell’Aratoris sub diaconi cardinalis sacra poësis”, mentre per l’Argelati fra le prime cure editoriali del Minuziano fu  un Orazio che era stato già stampato da altri nel 1485; l’anno seguente, dopo averlo emendato, lo fece stampare nell’officina del Zaroto.

Da ricerche effettuate personalmente, si può affermare che l’Orazio del 1486 fu preceduto da qualche altra edizione e comunque nel 1485 il Minuziano si dedicò all’edizione più corretta e più ampia delle Storie di Tito Livio che fece imprimere nelle tipografie di Scinzenzeler.

Poiché era uomo erudito e con capacità filologiche, fu rilevante il suo desiderio di diffondere i capolavori della letteratura latina fra i suoi studenti. Fu per loro e per gli uomini di lettere che concepì il progetto di intraprendere una grande edizione ben corretta in quattro volumi in folio di tutte le opere ciceroniane aprendo a sue spese una stamperia per proprio conto.

Il lavoro durò dal 1490 al 1498 ed è importantissimo, poiché nessuno prima del Minuziano aveva pubblicato l’”Opera Omnia” di Cicerone in carattere nitidi e chiari, su fogli da grandi margini, inoltre non si limitò a ristampare il testo in latino in maniera cieca e passiva, ma consultò più codici e manoscritti, vagliando fra le varie copie quella più corretta nella forma e nel contenuto, purgando i classici dagli errori degli emanuensi e dei precedenti stampatori, si avvalse dell’opera dell’illustre latinist Aulo Giano Parrasio che accolse come discepolo e collaboratore e col quale, pare sorsero delle dispute tanto che i parassiani diedero al Minuziano l’appellativo di “mosca della Daunia.

Di questa particolare stampa si conservano tre esemplari: uno alla Nazionale a Napoli e altri due a Parigi; in genere furono curati tutti gli elementi della bellezza del libro: carta, formato, margini, titoli iniziali ed anche i fogli; le figure in bianco e nero poi mostrano la sua fantasia agile e spigliata.

A causa dei alti costi, a quel tempo era un lusso dedicarsi all’arte della stampa per cui il Minuzano dovette impegnarvi non solo l’ingegno, ma anche i suoi beni. Nel 1517 esiste una riuscitissima edizione di Tacito ed in tutto le opere dello stampatore pugliese sono poco più di un centinaio e cominciano a diminuire successivamente forse a causa delle difficili condizioni economiche, infatti dal 1518 al 1521 egli stampò altre opere piuttosto scadenti e a spese altrui. L’ultima stampa fu una terza edizione degli opuscoli dell’Alciato, impressa nel 1525; pochi anni dopo il Minuziano non produsse più stampe e, pare, dalle ricerche effettuate sia morto nel 1532.

Il valore della sua attività è grande anche se non in senso assoluto, bensì relativamente ai tempi in cui le stampe furono prodotte: grazie al Minuziano le opere latine furono presentate per la prima volta il “folio” e stampate nell’elegante scrittura romana e le edizioni italiane si imposero su quelle tedesche per il carattere rotondo e nitido, per la bellezza della carta e la preziosità delle loro decorazioni di tipo archietttonico.

                                                                                                            Antonella Curtotti

                                                                                  (dall’Annuario dell’ITIS ottobre 1987)